La nonna non lascia mai che il bambino faccia nulla da solo: ecco cosa succede al suo cervello dopo anni

Quando diventi genitore, ti aspetti che i nonni siano una risorsa preziosa. E spesso lo sono davvero: ti danno una mano, coccolano i bambini, trasmettono affetto e tradizioni. Ma cosa succede quando quella che dovrebbe essere una presenza rassicurante si trasforma in una bolla protettiva così spessa da soffocare? Quando la nonna non lascia che tuo figlio allacci le scarpe da solo, interviene prima ancora che chieda aiuto, elimina ogni minimo ostacolo dal suo percorso? Parliamo di iperprotezione delle nonne, un fenomeno più comune di quanto pensi e che coinvolge tre generazioni in un meccanismo relazionale complesso.

Dietro quell’atteggiamento apparentemente amorevole si celano motivazioni profonde che meritano comprensione prima del giudizio. Gli studi in psicologia mostrano che i nonni spesso compensano sui nipoti le mancanze percepite nella propria esperienza genitoriale passata. Magari tua madre ha lavorato tanto quando eri piccolo e non ha potuto dedicarti tutto il tempo che avrebbe voluto. Oppure c’erano difficoltà economiche che le impedivano di concederti certi privilegi. Ora che ha tempo e risorse, proietta sui nipoti quei desideri di maggiore presenza affettiva che allora non poteva realizzare.

C’è anche una componente biologica non trascurabile: il legame nonni-nipoti attiva circuiti neurali di ricompensa simili a quelli del rapporto genitore-figlio, ma senza le responsabilità educative dirette. È tutto il piacere dell’accudimento senza l’onere delle scelte difficili, dei no necessari, della fatica educativa quotidiana. Questo crea una relazione emotivamente intensa ma potenzialmente sbilanciata.

Come riconoscere quando la premura diventa troppo

Non tutta la premura è iperprotezione, chiariamolo subito. Distinguere l’amore attento dall’eccessiva protezione richiede l’osservazione di comportamenti specifici e ricorrenti. Una cosa è asciugare il naso al nipotino di due anni, un’altra è continuare a farlo quando ne ha sei e potrebbe benissimo farlo da solo.

I segnali più evidenti? La nonna anticipa sistematicamente ogni bisogno del bambino prima che questi lo esprima o tenti di risolverlo autonomamente. Si sostituisce al nipote in attività che corrispondono perfettamente alle sue competenze di sviluppo: vestirsi, mangiare, riordinare i giochi. Elimina preventivamente ogni minima frustrazione o difficoltà dal suo percorso, come se stesse spianando una strada davanti a lui.

Poi ci sono i commenti carichi d’ansia per ogni piccolo rischio: “Attento che cadi!”, “Non toccare che è sporco!”, “Fai piano che ti fai male!”. Frasi che, ripetute continuamente, trasmettono al bambino un messaggio chiaro: il mondo è pericoloso e tu non sei in grado di affrontarlo. E quando tu genitore provi a dare più autonomia a tuo figlio, ecco arrivare le critiche: “Siete troppo rigidi”, “Poverino, è ancora piccolo”, “Io non farei mai una cosa del genere”.

Quando questi comportamenti si ripetono con costanza, il bambino interiorizza un messaggio dannoso: non sei capace, hai sempre bisogno di qualcuno che ti protegga, il mondo è troppo difficile per te.

Cosa rischia tuo figlio

Le conseguenze dell’iperprotezione prolungata non sono immediate, ed è questo il problema. Non vedi subito i danni, quindi è facile pensare che in fondo non ci sia nulla di male. Ma gli studi longitudinali raccontano un’altra storia: i bambini eccessivamente protetti sviluppano con frequenza maggiore quella che gli psicologi chiamano impotenza appresa.

Si tratta della convinzione radicata di non possedere le risorse per affrontare le sfide, anche quelle appropriate alla propria età. Il bambino chiede continuamente aiuto, rinuncia preventivamente di fronte alle difficoltà, ha una tolleranza bassissima alla frustrazione. Prova a pensarci: se ogni volta che tuo figlio sta per affrontare un piccolo ostacolo qualcuno glielo rimuove, come può imparare che è capace di superarlo?

Sul piano emotivo, l’assenza di piccole sfide quotidiane impedisce di costruire quella resilienza che si forma proprio attraversando e superando ostacoli graduati. Un nipote che non ha mai sperimentato il disagio di un gioco che non riesce immediatamente o la fatica di attendere il proprio turno arriverà all’età scolare privo degli strumenti emotivi fondamentali per gestire insuccessi e relazioni con i compagni.

Come parlarne senza scatenare una guerra familiare

Affrontare il tema con la nonna è delicato. Tocca corde profonde legate all’identità, al valore personale, all’amore familiare. Nessuna nonna vuole sentirsi dire che sta danneggiando il nipote che ama. Quindi come fare?

Prima di esprimere qualsiasi critica, crea un contesto di riconoscimento autentico. Comunica a tua madre o tua suocera quanto il suo contributo sia prezioso, citando esempi concreti: le storie che racconta, la pazienza che dimostra, le tradizioni che trasmette. Solo dopo aver consolidato questo terreno emotivo positivo, introduci l’argomento dell’autonomia come un valore condiviso, non come una contrapposizione.

Evita assolutamente formulazioni accusatorie come “Tu lo vizii troppo” o “Non lo lasci mai fare niente da solo”. Preferisci invece un approccio collaborativo: “Abbiamo notato che Luca è pronto per imparare ad allacciarsi le scarpe. Ci piacerebbe che tutti noi lo incoraggiassimo in questo passaggio, anche quando è più lento o sbaglia”.

L’obiettivo è trasformare la nonna da potenziale ostacolo a risorsa educativa consapevole. Condividi con lei articoli, spezzoni di documentari o riflessioni del pediatra sull’importanza delle piccole autonomie. Molte nonne iperprotettive agiscono in buona fede, ignorando semplicemente le evidenze scientifiche sullo sviluppo infantile contemporaneo. Non è cattiveria, è disinformazione.

Nella tua famiglia chi protegge troppo i bambini?
La nonna materna
La nonna paterna
Entrambe le nonne
Nessuna iperprotegge
Sono io il genitore iperprotettivo

Proponi attività strutturate dove la nonna possa sostenere l’autonomia invece di sostituirsi al bambino. Cucinare insieme lasciando che il nipote mescoli e versi, giardinaggio dove il bambino pianta e annaffia, giochi di costruzione dove la nonna osserva e incoraggia senza intervenire. Così quell’energia protettiva viene canalizzata in presenza attenta anziché in sostituzione.

Quando il dialogo non basta

Se nonostante i tuoi sforzi la situazione non migliora e crea tensioni familiari significative o evidenti difficoltà nello sviluppo di tuo figlio, potrebbe essere il momento di coinvolgere una figura professionale neutrale. Un consulente familiare o uno psicologo dell’età evolutiva può mediare la conversazione, togliendo il peso emotivo dello scontro diretto.

Il benessere di tuo figlio richiede che gli adulti di riferimento trovino una coerenza educativa di base. L’amore si esprime anche attraverso la fiducia nelle capacità emergenti dei più piccoli, lasciando loro lo spazio vitale per diventare persone autonome e resilienti. E questo vale per genitori e nonni allo stesso modo.

Lascia un commento